Un viaggio alla scoperta de Il Traditore: il Cine-racconto della 1DAFM

Cine Racconti è questo il titolo del progetto a cui noi alunni della 1DAFM dell’Istituto Compagnoni di Lugo, tra il novembre e il dicembre del 2023, abbiamo dedicato tutte le seconde e terze ore dei nostri giovedì mattina. In classe, insieme a noi, c’erano la professoressa di Italiano Martina Vullo e l’esperta Agnese Graziani dell’associazione Filmeeting, che ci hanno guidato in un viaggio alla scoperta del mondo del cinema. Un viaggio bellissimo che si è concluso con la visione di un film, del quale abbiamo deciso di realizzare una recensione. Ci auguriamo che apprezziate il nostro lavoro da critici, ma se così non fosse, vi invitiamo a contattare il Polo tecnico per eventuali lamentele sulla brevità di certi percorsi che non durano mai abbastanza!

Il Traditore è un film del 2019 in cui il regista Marco Bellocchio racconta la storia di Tommaso Buscetta: primo pentito della storia della mafia italiana. Se l’intero film ruota attorno alle vicende di questo personaggio, soprannominato “il boss dei due mondi” per via della vita divisa tra la Sicilia e il Brasile, quella che Bellocchio ci restituisce è una panoramica molto più ampia, fotografando in maniera fedele le dinamiche intercorse tra i due principali clan mafiosi (corleonese e palermitano) in lotta fra loro per il potere, nella Sicilia degli anni ’80 e ’90.

È una fotografia vivida e inquietante, come quella che, in una delle prime scene del film, gli esponenti dei due clan si fanno scattare durante la festa di Santa Rosalia. Una foto che non manca di didascalie precise, come quelle che accompagnano sullo schermo i volti ipocriti di persone che si abbracciano, nascondendo le pistole da utilizzare se necessario contro i vicini, nelle tasche dei propri abiti eleganti. Presenti all’appello nomi noti e meno noti, fra i quali spiccano quelli del boss Totò Riina, di Salvatore Contorno (secondo pentito mafioso, interpretato da Luigi Lo Cascio) e ancora quelli di Benedetto e Antonio Buscetta. I primi spari non tardano certo ad arrivare: annunciati dal gioco visivo di numeri che scorrono (a indicare le vittime assassinate) e accompagnati dal suono di una lancetta, quasi a sottolineare l’inesorabilità del destino a cui le vittime stanno per andare incontro. Ad ogni numero un ticchettio e ad ogni ticchettio nuovo sangue versato. Sangue a cui si mescola quello dei figli dello stesso Buscetta, il quale, una volta scoperto all’interno della casa in cui latita in Brasile, complice la rabbia per la morte dei suoi figli e per il “tradimento” di chi avrebbe dovuto proteggerli, decide finalmente di collaborare.

Osservando questo personaggio serio, taciturno e fermo nelle proprie idee, alle prese con l’interrogatorio attuato dal giudice Giovanni Falcone, ci interroghiamo inevitabilmente sul senso del titolo del film: il tradimento è quello del pentito che, testimoniando, rinnega il sistema di cui faceva parte? O a tradire è la nuova mafia di ambiente corleonese che ha rinunciato ad ogni codice d’onore, che tocca bambini e donne, tradisce gli amici e nella quale il protagonista non si riconosce più?

Le domande nello spettatore si mescolano all’inquietudine e alla sorpresa generata da scene molto forti. Sono significative quelle che riguardano il Maxiprocesso: uno degli eventi più importanti della recente storia italiana, che ha contribuito alla condanna di tantissimi mafiosi. Nella ricostruzione scenografica dell’aula bunker hanno luogo situazioni estreme: c’è un imputato che si sveste, un altro – Salvatore Ercolano – che si cuce la bocca; donne che gridano e uomini deliranti si mescolano in un teatro di provocazioni a fronte delle quali il giudice risponde sempre mantenendo una certa pacatezza. È stato impressionante per noi vedere in classe le registrazioni di quel Maxiprocesso e renderci conto di come gli eventi che abbiamo osservato nel film non provengano dalla fantasia di un regista, ma siano accaduti veramente.

E la realtà è un elemento che nel film ritorna anche attraverso degli spezzoni video che rappresentano estratti di vita reale incastonati dentro al film: è il caso della scena di Buscetta che canta Historia de un amor (brano usato come leitmotiv all’interno della pellicola) e che costituisce solo uno degli espedienti che ci portano a percepire quello di Buscetta come un personaggio umano. Interessante è il racconto di una storia che il collaboratore di giustizia condivide con Falcone per rendere conto dei valori antichi della mafia che non toccava gli innocenti. La storia narra di un uomo che Buscetta stesso avrebbe dovuto uccidere e che è riuscito ad evitare la pallottola a lui destinata, facendosi scudo attraverso il figlio che aveva sempre portato con sé. Se questa storia sembra ribadire i principi di una mafia che non tocca gli innocenti, è interessante che il film si concluda con una scena in flashback che mostra Buscetta nell’atto di ammazzare l’uomo di cui raccontava a Falcone: scena che sembra voler ammonire sul fatto che, nonostante il suo contributo da pentito, quest’uomo rimane un mafioso che ha ucciso delle persone e che quindi va di certo lodato per il suo aiuto fondamentale, ma non mitizzato.

Noi della 1DAFM suggeriamo la visione de Il Traditore agli appassionati del genere, ma anche a chi, attraverso un film ben fatto e appassionante, desideri ripercorrere un pezzo di storia del nostro paese. Per un maggiore tuffo all’interno del film e del nostro lavoro, raccomandiamo di ascoltare inoltre l’intervista a Rosario Palazzolo: attore del cast nel ruolo di De Gennaro, oltre che regista teatrale e autore teatrale e letterario, che ha condiviso con noi il proprio vissuto all’interno del set, dando valore aggiunto al percorso fatto in questi mesi.

A cura della classe 1D AFM coordinati dalla prof.ssa Martina Vullo