I Used to Be Funny: Why So Serious?

Sam (Rachel Sennott) è una cabarettista emergente di discreto successo. Vive con i suoi due migliori amici, Paige (Sabrina Jalees) e Philip (Caleb Hearon), anche loro comici, che si esibiscono a turno sul palcoscenico di Toronto. La sua carriera sembra andare alla grande, ma ha bisogno di un’attività secondaria, quindi accetta un lavoro da nanny e inizia a badare a Brooke (Olga Petsa), una ragazzina di 11 anni emotivamente intelligente e perspicace, in crisi per la malattia terminale della madre, che è costretta a rimanere in ospedale lontana da sua figlia.

Queste sono le premesse di I Used to Be Funny, primo debutto cinematografico del regista Ally Panwik, capace di esplorare le relazioni, i sentimenti, i traumi degli esseri umani, affrontando temi delicati come la violenza sessuale, la depressione e la solitudine. Il tema del trauma, in particolare, è affrontato in maniera molto sottile, con leggerezza, senza ingigantire mai i colpi di scena più tragici. Il risultato è una perfetta combinazione di commedia e pathos che riflette accuratamente sugli istanti di vita più orribili, come quello che Sam ha attraversato.

Nel film di Panwik la comicità viene usata come una luce guida per uscire dall’oscurità, senza mai trattare i drammi con un tono troppo cupo, grazie anche a una buona prova da parte di tutto il cast, con una menzione speciale alla protagonista: la bravissima Rachel Sennott è in grado di restituire un’espressività tragica tanto quanto comica (l’attrice vanta di esperienze di Stand-up Comedy nella vita reale).

Gli eventi del film vengono messi in moto da qualcosa di terribile accaduto a Sam, ma non otteniamo mai il quadro completo delle vicende fino all’ultima mezz’ora. Non è l’evento in sé che è fondamentale, bensì le conseguenze che ne scaturiscono, e le persone che vengono coinvolte e travolte. Il film è anche un profondo e tenero sguardo nei confronti dell’amicizia vista come enorme fonte di sostegno. Brooke ha bisogno di Sam e Sam ha bisogno del conforto di Brooke e dei suoi migliori amici.

I Used to Be Funny sembra rispondere perfettamente alle forme di intrattenimento che maggiormente vengono apprezzate dal pubblico contemporaneo: è una commedia drammatica, sulle persone comuni a cui accadono cose tragiche nella loro vita quotidiana. E lo spettatore assiste al tentativo di superamento delle stesse. Il film, in maniera intelligente, crea interesse partendo da una semplice domanda: perché Sam non è più divertente come una volta? Allora ecco che la storia prende piede: vediamo inizialmente una comica su un palcoscenico che strappa risate e applausi. Ma, avvicinandoci sempre di più, attraverso il linguaggio del cinema arriveremo a conoscere tutto il suo dramma. D’altronde, come diceva il grande Charlie Chaplin: «La vita è una tragedia se vista in primo piano, ma è una commedia se vista in campo lungo».

A cura di Matteo Malaisi